LORETO – L’evento organizzato da Comunione e liberazione. Le testimonianze da Nassirya e le indicazioni per realizzare una unità globalizzata

La pace comincia dai cuori. E trascina”. E’ un messaggio forte e profondo quello che si leva da Loreto approdo ultimo per i 50 mila coraggiosi della XXVI edizione del Pellegrinaggio a piedi, capaci di sfidare il sonno, la fatica e la stanchezza pur di affermare con il loro gesto le ragioni della speranza cristiana.

Dalla “Città della pace”, Macerata, al santuario Mariano per i 27 chilometri del percorso che distanzia le due città marchigiane, ideato e fatto crescere da Monsignor Giancarlo Vecerrica, da tutto il mondo hanno voluto partecipare alla forma di preghiera per eccellenza perché coinvolge la persona con il corpo e lo spirito.

 La benedizione speciale del Papa, già pellegrino nel 1993, la vicinanza del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e della Camera dei deputati Pierferdinando Casini, tutte giunte tramite telegramma, oltre a numerosissimi altri provenienti dal mondo laico e cattolico, hanno ulteriormente dato forza a chi ha affrontato la lieta fatica.

 Un’aspirazione, quella all’unità nel segno dell’accoglienza reciproca, che si è realizzata già a partire dagli organizzatori di Comunione e Liberazione. Sono riusciti, infatti, a mettere insieme varie espressioni della Chiesa, in primis con un “gemellaggio” con l’Azione Cattolica. Che quest’anno ha partecipato con il suo vertice, Paola Bignardi e Monsignor Lambiasi.

Un segno che nella diversità si può convivere, scambiandosi reciproche ricchezze. “Una convergenza impensata fino a qualche anno fa e che rappresenta un momento simbolico importante di unità. Tutto questo fa ben sperare anche per il futuro delle nostre città” ha detto la presidente.

 Una grazia che è stata invocata anche per le ben più difficili situazioni internazionali, ovviamente tutti pensando all’Iraq.

 Ha commosso la forza della fede di Carla, vedova di Marco Beci funzionario della cooperazione internazionale, morto durante la strage di Nassirya: “l’unione consacrata da Dio” ha infatti comunicato “non termina con la vita. E da quella violenza ho già visto sorgere i primi frutti, l’amicizia nei confronti della mia famiglia da tutt’Italia”.

Ha portato, inoltre, la sua testimonianza un reduce dalla base italiana, il colonnello Antonio Albanese, sopravissuto anche all’attacco di due razzi.

 Sempre dai territori in guerra un altro importante contributo è venuto da Claudio Fiori e dal portavoce dell’Autorità di coalizione in Iraq  Andrea Angeli.

 “I nemici possono aprirsi al dialogo, gli avversari stringersi la mano e i popoli trovarsi nella concordia” è stato comunque il messaggio che ha suggellato le intenzioni dei pellegrini. E l’ha pronunciato il presidente del pontificio consiglio Justitia et pax, Renato Raffaele Martino che ha celebrato l’Eucarestia iniziale allo stadio Helvia Recina dove era appena giunta la Fiaccola benedetta a Roma da Giovanni Paolo II e portata per le strade del centro Italia con una staffetta a piedi dai tedofori.

 Il prelato, di ritorno dall’Uganda dove ha guidato un’altra missione con la propria Fondazione “Sentiero verso la pace” della quale è anche presidente, si è soffermato, durante l’omelia, sulla necessità di aprirsi al dialogo come metodo perché “i nemici possano stringersi la mano”. Il richiamo all’amore che “manifesta la sua fecondità quando si fa opera e programma di pace” vede la possibilità di compiere questa soltanto come “compito e responsabilità”. “Le religioni” è stato il passaggio forte “non possono mai diventare pretesto di guerra ma grandi strade per educare al dialogo rispettoso”.

 Ed ha anche offerto strumenti concreti per attuarla, “la purificazione della memoria che ripulisce le strade da ogni residuo d’odio, lo studio, i fermi e risoluti propositi perché essa è un bene frutto di una conquista virtuosa e faticosa in ogni epoca”.

 “I cattolici si facciano sentire anche con i politici” ha inoltre indicato “perché il Signore ha detto “siate operatori di pace e non parlatori”.

 “Andate” ha infine esortato i giovani “nella notte dell’odio e della violenza e della guerra a portare Cristo, la luce per le persone”.

Fonte: 
il Quotidiano.it