Il pellegrinaggio rilancia il messaggio del Papa, imponente arrivo nel catino del Bramante

LORETO - «Se cammini con Maria, hai le ali ai piedi e il cuore in festa». Chi ha appeso quello striscione artigianale, poco prima di arrivare all'Hotel Recina, lungo la statale 77, ha profetizzato senza saperlo. Il Pellegrinaggio, con più gente dell'anno passato (sopra i 50 mila, stimano organizzatori e forze dell'ordine) è trascorso rapido e senza particolari problemi. Poco dopo le 6, la testa del corteo, con don Giancarlo e gli animatori, cominciava ad affluire nel catino del Bramante, dopo neanche 8 ore di cammino per 30 chilometri. Alle 7,30 la gente continuava ancora ad arrivare nonostante che molti, come sempre, fossero stati prelevati dai parenti alla fine della discesa di Montereale, dopo lo spettacolo e la commozione del fiume colorato che, ininterrotto, scende verso la Basilica. Questo per "le ali ai piedi", con il dovuto rispetto per chi, come la russa Tatiana a San Firmano, proprio per i piedi doloranti, ha dovuto gettare la spugna. Oppure per Emanuele, quarta ginnasio a Civitanova, che è arrivato alla fine camminando sui carboni. Quanto alla festa, c'è stata eccome. Gente lieta nonostante la fatica. Pronta a passare dal rosario e dal canto liturgico alle canzoni partenopee di napoletani veraci ("O sole mio" ha tenuto lontana la pioggia fino a dopo l'arrivo) e ai canti di montagna. Sul far dell'alba, un gruppo di universitari di Bologna, prima di Chiarino, cantava la "Ceseta de Transacqua" e "Monte Canino" che sembravano alpini. Disposti, però, a tornar subito seri quando dagli altoparlanti (un servizio audio efficientissimo, capace di coinvolgere 50 mila persone) piovevano le intenzioni di preghiera oppure si sfilava davanti agli incappucciati della Venerabile Congregazione degli Artisti di Recanati, che esponevano a Fonte Noce la croce rituale del Venerdì santo (qualche insegnante s'è fatto obbligo di spiegare ai ragazzi vicini a lui che non si trattava né di sette né di recenti episodi di cronaca). Ma il Pellegrinaggio agile e lieto lo aveva fotografato in maniera semplicemente sorprendente il coach della Sicc Jesi neopromossa in serie A, Gigio Gresta, parlando all'Helvia Recina. «Il basket è uno sport di squadra - aveva detto - e ogni partita assomiglia a un viaggio condiviso con amici. Se cadi o sbagli, il rialzarti dipende sempre e solo dalla presenza di un altro compagno di viaggio. Stasera i compagni di strada sono tanti ma la cosa più importante è la certezza della meta. Questo renderà ogni momento, anche il più difficile, comunque carico di gioia e di letizia». Durante la notte ha ripreso ancora la parola Andrea Angeli, il portavoce dell'Autorità di coalizione in Iraq, che non ha nascosto la sua preoccupazione ma non ha negato la speranza. «Quanto succede in Medio Oriente - ha detto, interpellato da don Giancarlo - mi ricorda quello che avveniva in America Latina 20 anni fa. Anche allora sembrava che non fosse possibile uscire dal tunnel. Invece ... Auguriamoci che sia così anche in Medio Oriente». Di Iraq, s'era parlato anche la sera prima, a Macerata. Lo avevano fatto Antonella Agliana, sorella di Maurizio che insieme ad altri due italiani è ancora sequestrato a Bagdad, e la signora Carla, la vedova di Marco Beci, il civile pesarese morto a Nassiriya il 12 novembre scorso. La prima ha inviato un'intenzione di preghiera «perché il Signore stia vicino a Salvatore, Umberto e Maurizio e ci dia la gioia di poterli riabbracciare e perché dia la grazia del Paradiso a chi ha perso la vita troppo presto e tragicamente». La signora Beci ha invitato a fare un passo in più oltre la non violenza, fino ad arrivare al perdono. «Vi porto l'abbraccio mio e dei miei figli e insieme a Marco chiedo alla Madonna che renda fruttuoso e perenne il vostro generoso entusiasmo». In piazza, l'accoglienza delle autorità civili del comprensorio, del vescovo Comastri e del cardinal Martino. «E' sempre bellissimo - dice monsignor Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano, ideatore, 26 anni fa, del pellegrinaggio - Quest'anno è stato più maturo, impregnato di un senso di responsabilità nuovo, probabilmente alla luce dell'attualità che viviamo». Certo, rispetto al 1978 le cose sono cambiate: dai 300 pellegrini di allora alle migliaia di oggi, provenienti da tutta Italia. Al traguardo di Loreto sono giunti anche il presidente della provincia di Ancona, Enzo Giancarli, e Paola Bignardi, presidente nazionale di Azione Cattolica.

Fonte: 
Il Messaggero