Ecco gli aspetti spirituali della manifestazione di sabato prossimo

MACERATA - Dall'Helvia Recina, sabato sera, partiranno in 20 mila e, la mattina dopo, saranno più del doppio a sfilare nel catino del Bramante, davanti alla Basilica della Santa Casa. Verranno anche dalla Francia, dalla Svizzera e dalla Germani e anche oltre, visto che i depliant pubblicitari sono arrivati pure in Irlanda. Le stime dei ciellini si sono rivelate sempre esatte, e confermate dalle forze dell'ordine, ma non c'è preoccupazione per l'evento di questo 26° Pellegrinaggio. Prefettura, forze dell'ordine, diocesi e comune sono al lavoro da tempo e la macchina organizzativa, guidata dall'ingegner Massimo Orselli, è in azione da tempo. Sono pronti 1000 volontari per il servizio d'ordine, per le lampade che seguiranno il Pellegrinaggio tutta la notte e gli impianti mobili di amplificazione, indispensabili perché 50 mila persone non vadano allo sbando ma avanzino unite come un popolo in cammino. E poi i 300 volontari del servizio medico e quelli che a Chiarino, sul far dell'alba, offriranno ettolitri di te caldo e acqua minerale e dolci prima dei micidiali saliscendi, che renderanno più desiderabile la bianca mole del santuario, infine difesa da tornanti spezzafiato. Non sarà una marcia né una camminata. Sarà un Pellegrinaggio, come hanno voluto rimarcare ieri, nella sala consiliare del comune, la presidente dell'Associazione del Pellegrinaggio, la professoressa Paola Olivelli, preside della Facoltà di legge, il direttore Ermanno Calzolaio, il vescovo Conti. «Un cammino aperto a tutti, credenti e no, praticanti e laici, cattolici e di altre confessioni religiose - ha detto la professoressa Olivelli - tutti accomunati dalla ricerca della verità. E a tutti sarà possibile conoscere l'esperienza cristiana da cui questo Pellegrinaggio nasce». Pure quest'anno, la prima intenzione sarà quella della pace, con l'Iraq in testa («anche se - ha detto il sindaco Meschini - l'anno scorso speravamo di non doverne più parlare»). Saranno così a Macerata il cardinal Martino, di Giustizia e pace, Andrea Angeli portavoce della Coalizione, Carla Beci, vedova di Marco, il volontario di Pergola morto a Nassirja, il maresciallo Fiore, nella base italiana il giorno dell'attentato. E davanti a tutti don Giancarlo, che pure da vescovo di Fabriano non intende abbandonare la sua opera.

Fonte: 
Il Messaggero