Morte e risurrezione: in parole povere mi è successo questo l'anno scorso. Ad agosto mi sono ammalata della Sindrome di Guillain Barré, una malattia autoimmune che fa parte delle malattie rare e che ti interrompe il sistema nervoso.

Così mi sono trovata nell'arco di una settimana immobile sul letto della terapia intensiva, attaccata a mille tubi, incapace di muovermi e incapace di respirare da sola; lo faceva il respiratore per me. Dopo una settimana di anestesia totale, cioè praticamente in coma farmacologico, mi svegliano e io mi trovo nel mio corpo che non risponde più: ero coscientissima ma non potevo rispondere oppure muovermi. E' stato terribile, anche perché nessuno mi sapeva dire quanto sarebbe durato, se sarei tornata come prima, cosa ne sarebbe diventata della mia vita. Sentirsi dire queste cose sapendo che a casa ti aspettano due bambine piccole è stato davvero difficile e pauroso, ma ero circondata da tanto affetto: mio marito, i miei suoceri, la mia famiglia che veniva dalla Germania e faceva tante ore per venirmi a trovare, gli amici (in particolare uno che partiva da Monaco solo per suonarmi col Violoncello un pezzo di Bach). Tutti a darmi la forza di resistere e di lottare, e piano piano è iniziata una catena di preghiere, tra amici di amici che venivano a sapere della mia situazione drammatica e che pregavano per me, persone che mi portavano con sé alla Madonna di Medjugorie, a Lourdes e in tanti altri paesi, tutti a pregare per la mia guarigione e nello stesso tempo persone che si rivolgevano a me perché io, immobile e sofferente sul letto, potessi pregare per loro: per il lavoro, per una desiderata gravidanza, per una gravidanza a rischio, per un momento difficile. Avevo tantissimo da offrire perché tanto era il dolore fisico e psicologico e lì per lì potevo solo offrirlo. Tutta la mia sofferenza la potevo solo offrire e per me era l'unico modo di affrontare tutto questo momento. Accettare che il Signore mi aveva affidato questo compito difficile e cercare di capire il senso, offrendo tutto.

Devo ammettere che nei giorni più bui ho anche sperato di morire perché non ce la facevo più. Il Mistero era toccabile nella mia stanza d'ospedale e la frase «io sono Tu che mi fai», la vivi in modo concreto, toccabile e reale quando non sei tu che respiri, non sei tu che ti pulisci, non sei tu che ti muovi, non sei tu che parli. Ero completamente nella mani di qualcun’Altro.

Più è grande la sofferenza, più sarà grande il miracolo. Questo è ciò che è successo a Gesù quando è stato crocifisso, perché Lui è risorto e qual'è miracolo più grande che la vita stessa?

Io ho dovuto fare nel mio piccolo la stessa esperienza ma rinascere da grandi è una cosa incredibile: re-imparare a respirare, re-imparare a mangiare, re-imparare ad usare tutti i muscoli del tuo corpo, dal mignolo della mano destra all'ultimo pollice del piedi, re-imparare a camminare. Tutto era faticoso ma tutto era un ritorno alla vita. Grazie a tutte le vostre preghiere ce l'ho fatta e oggi sono completamente guarita. Posso camminare un pezzo con voi e dopo tornare a casa ad abbracciare le mie bambine. Grazie alla Madonna che mi ha sorretto ho partecipato ad un miracolo, tornare alla vita.

Grazie a tutti voi e buon cammino.