Saluto ognuno di voi personalmente e tutti quelli che pur desiderandolo non hanno potuto raggiungerci. Ringrazio in particolare S.Em.Rev. il Card. Marc Oellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, che ha accolto il nostro invito. La sua presenza è un dono grandissimo e gli siamo riconoscenti per la testimonianza di immedesimazione con il Santo Padre. Saluto i Vescovi presenti, gli amici dei movimenti e associazioni, le autorità civili e militari.

Scrive Pavese nei Dialoghi con Leucò: «La vita dell’uomo si svolge laggiù tra le case, nei campi. Davanti al fuoco e in un letto. E ogni giorno che spunta ti mette davanti la stessa fatica e le stesse mancanze. È un fastidio alla fine [...]. C’è una burrasca che rinnova le campagne – né la morte né i grossi dolori scoraggiano. Ma la fatica interminabile, lo sforzo per star vivi d’ora in ora, la notizia del male degli altri, del male meschino, fastidioso come mosche d’estate – quest’è il vivere che taglia le gambe».

Di che cosa abbiamo bisogno per restare «vivi di ora in ora», anche nel cammino di questa notte, dopo 35 anni che lo compiamo o se siamo qui per la prima volta?

Ci scrive nel suo messaggio don Carrón: «Cari amici, il vostro pellegrinaggio di questo anno è tutto segnato dal fatto di svolgersi all’interno dell’Anno della fede. È questa circostanza che mette davanti ai nostri occhi la domanda da portare lungo il cammino: chiedere la fede in Gesù Cristo, Signore e Dio nostro. Come il padre del fanciullo, che dice a Gesù: ‘Credo, aiuta la mia incredulità’. O come gli apostoli: ‘Accresci in noi la fede’. La ragione dell’urgenza di questa domanda alla Madonna ce l’ha spiegata Benedetto XVI: “Capita ormai non di rado che i cristiani […] continuano a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato”».

«Da dove possiamo ripartire? Da dove attingere l’energia per riprendere costantemente? Solo domandando la fede come un’esperienza presente».

Noi tutti siamo stati colpiti da alcuni fatti che ci hanno documentato la fede come esperienza: 

- il sorriso certo e lieto di Benedetto XVI quando si chiudeva il portone di Castel Gandolfo al termine del suo pontificato. C’è qualcuno che riempie il cuore del Papa e che lo fa traboccare di una letizia che si vede. Tutti abbiamo fatto esperienza di questo.

- la tensione che ognuno di noi ha sorpreso in sé ed espressa dalla folla radunata in piazza san Pietro, nonostante la pioggia e l’ora tarda, il giorno dell’elezione di Papa Francesco. La Chiesa Cattolica è accaduta davanti ai nostri occhi.

- In questi mesi un altro fatto ci ha colpito come documentazione della fede come esperienza presente, anche nelle condizioni più drammatiche: il giornalista della Stampa Domenico Quirico l’altro giorno ha telefonato alla famiglia che ci ha chiesto di pregare per lui, perché ancora disperso in Siria da due mesi. Qualche tempo prima ha raccontato: “Gli avvenimenti che ho attraversato mi hanno costretto a pormi delle domande. Mi hanno cambiato. Rimettendomi davanti alla domanda che l’uomo si fa da sempre: Dio esiste o no? Nell’atto totalmente gratuito di due ragazzi, che hanno salvato me ed altre tre persone in Libia senza guadagnarci nulla, io ho visto la manifestazione della grazia. La prova dell’esistenza di Dio. Lì, così, in un giorno qualsiasi di un Paese africano, in una guerra tremenda, in un massacro senza luce, semplicemente, si è manifestata la grazia”.

Cari amici, questo ci sta accadendo ora e il Pellegrinaggio non finisce mai di stupirci. Vi annuncio un fatto straordinario. Siamo in attesa che Papa Francesco chiami al telefono Mons. Vecerrica per salutarci in diretta. Adesso aspettiamolo in grande silenzio.

(SALUTO DI PAPA FRANCESCO IN DIRETTA TELEFONICA)

Grazie Santità! Ancora un altro segno dell’affezione di Papa Francesco al Pellegrinaggio. Mercoledì scorso ha acceso la fiaccola della pace in piazza San Pietro. Ora la accogliamo, più coscienti del valore di questa luce, perché illumini le situazioni di difficoltà drammatiche del lavoro, come l’Ilva di Taranto, l’Indesit di Fabriano e tante altre. 

Tra breve inizierà la S. Messa. Un gesto di queste dimensioni non può stare in piedi senza il contributo e il sacrificio di ciascuno di noi. L’attenzione alle indicazioni, il silenzio, sono le modalità attraverso cui possiamo domandare a Cristo che abbia pietà del nostro niente, che ci dia quella conversione che ci rende veramente noi stessi. Il cammino inizierà insieme solo dopo la partenza della croce e della guida del pellegrinaggio al termine della S. Messa; siamo tantissimi e sono certo che ognuno capisce quanto è decisivo obbedire a questa indicazione.