Il mio cuore possa cantare senza fine

La parola di Dio di questa 10a domenica del tempo ordinario illumina il nostro pellegrinaggio alla Madonna di Loreto. Ci vengono poste davanti due donne che hanno perso il figlio. La donna che offre ospitalità al profeta Elia e la vedova che accompagna il corteo funebre del suo figlio unico. Al grido di dolore della prima, il profeta Elia risponde con un’ardente preghiera accompagnata da un grande gesto d’implorazione rivolto al Signore. Il bambino riprende vita e la donna ritrova la speranza. Nel vangelo, ancor prima che sia formulata una preghiera, Gesù è commosso dalle lacrime della vedova di Naïm. Fa fermare la lettiga e comanda al giovinetto di alzarsi. Allora il morto si solleva e, seduto, prende a parlare. E Gesù lo consegna alla madre.

Cari amici, ringrazio gli organizzatori di questo evento per avermi invitato a presiedere la 35a edizione del pellegrinaggio annuale da Macerata alla Madonna di Loreto. Sono ben lieto d’essere associato a questo grande cammino di fede che è certamente una sorgente di grazia per l’Italia e non solo. 

Può darsi che alcuni tra noi portino con sé drammi analoghi a quello delle donne di cui parla la Sacra Scrittura. Altri si uniscono a questo pellegrinaggio con le intenzioni particolari di un amico, d’una famiglia o d’una comunità. Tutti noi abbiamo delle necessità e delle pene da porre davanti al Signore. E i 28 chilometri che ci separano dal santuario della Madonna di Loreto costituiscono senza dubbio una grande implorazione che commuove il Cuore di Gesù e di sua Madre. Rendiamo sin d’ora grazie a Dio per i tanti favori e guarigioni che saranno accordati alle nostre preghiere.

Questo pellegrinaggio s’inscrive nel quadro delle celebrazioni dell’Anno della Fede. Noi tutti ne siamo ben consapevoli ed è per questo che facciamo nostra la grande intenzione della Chiesa per la nuova evangelizzazione. Che ciascuna delle nostre intenzioni particolari sia allora permeata e sostenuta dalla grande intenzione che è comune a tutti noi: «Signore, aumenta la nostra fede». Dacci un nuovo soffio di vita, un nuovo soffio di fede che pervada veramente la nostra vita e la faccia piena di senso e di gioia.

Viviamo ormai in un mondo che ignora la sete di infinito della nostra umanità creata a immagine di Dio. Questa sete d’infinito è soffocata dai richiami d’una cultura della dissipazione che relega Dio ai margini dell’esistenza. Di qui il culto dell’egocentrismo che rende insensibili ai bisogni degli altri, distruggendo le famiglie e la solidarietà sociale. Cos’è che può liberarci dai miraggi d’una cultura senza Dio e d’una vita senza speranza se non la fede nel Verbo di Dio incarnato, Gesù Cristo. Egli è l’autore e il perfezionatore della fede che cammina in mezzo a noi per farsi incontro alle nostre gioie e alle nostre pene. Egli solo può ridar vita ai nostri cuori assetati di speranza. Gridiamo a Lui in questa notte, come coloro che in questi 35 anni ci hanno preceduto, implorando per tutta la Chiesa un rinnovamento della nostra fede battesimale, in un sol cuore con la Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa. Spargeremo così nella notte stellata migliaia di “ave”, che saranno come una cometa luminosa che riaccende la speranza dell’umanità.

Questo pellegrinaggio 2013 si svolge sotto il segno dei Cuori di Gesù e di Maria che inquadrano l’intero suo percorso, dall’inizio alla fine. Il Cuore di Gesù che abbiamo appena celebrato racchiude l’infinito cui aspira ogni cuore umano. Solo Lui può colmare l’abisso del nostro cuore. Il Cuore immacolato di Maria mostra la via sicura per giungere a questa pienezza di vita e di misericordia del Cuore di Gesù, rifugio dei peccatori. Possano i nostri cuori feriti e assetati aprirsi a questa pienezza di grazia che la fede di Maria effonde su di noi, poveri peccatori, e su tutti gli uomini e le donne che da vicino o da lontano sono legati a questo pellegrinaggio.

Che il nostro cammino verso Loreto sia soprattutto un grande gesto di fede e di solidarietà in quest’Anno della fede, affinché il popolo dei credenti sia ancor più sorgente di speranza per tutta l’umanità. Non dubitiamo ad essere con Papa Francesco dei testimoni credibili “d’una Chiesa povera per i poveri”! Alla stregua di San Paolo, chiediamo al Padre per intercessione di Maria la grazia di una nuova primavera vocazionale alla sequela di Cristo nella Chiesa. La speranza rinasce da gesti concreti e da vocazioni gioiose al servizio degli altri. 

Che questa marcia sia improntata dalla gioia e dal rendimento di grazie, poiché la sua ragion d’essere è l’incontro con il Cristo risorto, vivente in mezzo a noi, che offre largamente le sue grazie e che ci invita a cantare con il salmista lungo tutta la nostra strada: «Che il mio cuore possa cantare senza posa, che sia in festa per te, e che senza fine, Signore, mio Dio, io possa lodarti» (Sal 29,12). Amen!

 

✠  Marc Cardinal Ouellet
Prefetto della Congregazione per i Vescovi