Vi proponiamo, in anteprima, l'intervista a S.Em. Card. Carlo Caffarra che uscirà sul prossimo Bollettino.

L'amore non si ripete mai. Parla il Cardinale Carlo Caffarra 

Che risposta può dare al mondo di oggi un pellegrinaggio a piedi di 30 km, compiuto di notte da oltre 80mila fedeli, tra cui molti giovani, in un gesto misto di fatica e di sacrificio?

Due sono le grandi metafore del vivere umano. Il pellegrinaggio e la girovaganza. L’uomo è un pellegrino o un girovago?  Il primo ha una meta sperata e desiderata; il secondo non ha nessuna meta, e vaga senza senso. L’evento del pellegrinaggio Macerata-Loreto è la testimonianza che la vita è un cammino verso una meta: la casa dove il Verbo facendosi carne ci ha mostrato il volto di Dio. E questa è la nostra beatitudine.

Quale messaggio sente di poter lanciare a questo grande popolo della Macerata-Loreto che cresce di anno in anno e che riconosce nel cammino verso Maria una possibilità di speranza e di certezza nel futuro?

Il messaggio è quello che lancia continuamente Maria: guardate a Gesù e «fate tutto quello che Lui vi dirà». Lui è la via perché è la verità, che ci conduce alla vita vera.

Nel suo discorso di ringraziamento di fine anno a San Petronio a Bologna, ha parlato di sfida educativa. “Per poter cominciare ogni generazione deve avere un terreno su cui poggiare per iniziare il suo cammino”. In che modo un pellegrinaggio può costituire un’occasione forte e viva per affrontare in modo più incisivo questa sfida educativa?

Lo è in due modalità principali. La presenza massiccia di giovani è l’invocazione che essi lanciano a noi adulti di essere guidati sulla via che porta alle fonti della vita. Ed anche ma non dammeno, il pellegrinaggio ci dice che per arrivare alla meta bisogna seguire una via precisa, già tracciata. L’educazione è la grande narrazione della vita che è fatta di generazione in generazione.

In avvio di Quaresima ha avuto modo di dire che “non basta convertirsi alla verità di se stessi: bisogna riordinare, orientare di nuovo l’asse fondamentale della propria vita” e raddrizzarne “la direzione”, poiché “vivere soltanto per Iddio e riconoscere il suo primato è l’atto fondamentale della conversione di cui il Signore vuole farci dono in Quaresima”. Senza questo orientamento fondamentale”, manca “la condizione fondamentale per vivere una vita buona”. Un giovane di oggi, come può comprendere l’importanza del primato di Dio nella sua vita e come un pellegrinaggio può aiutarlo a scoprirlo?

Questa è La questione di oggi. La più grave insidia che grava sul futuro dei giovani è il tentativo che in Occidente si sta facendo di costruire un ethos, una dimora per l’uomo cioè, come se Dio non ci fosse. Come può un giovane di oggi comprendere che questa è un’impresa folle? In primo luogo prendendo coscienza della sua umanità; il cuore, pur fra tanti rumori, continua a mormorare: “ci hai fatti per te, Signore, ed io sono inquieto fin che non riposo in te”. Il pellegrinaggio è sempre stato la grande occasione per ritornare alle sorgenti della vita: il cuore che desidera la vera beatitudine.

Lei è chiamato a partecipare alla 32° edizione. Un pellegrinaggio che è ormai è una tradizione, che viene riproposto alla fine dell’anno scorso scolastico, nel secondo sabato di giugno. Un gesto ripetuto ogni anno, con lo stesso percorso, come può risultare sempre nuovo e determinante per la propria persona?

Anche l’amore dice sempre le stesse cose, ma non si ripete mai. Maria guarda all’amore che nutriamo per lei, e sono sicuro che nel gesto scopre il profondo affetto che nutriamo per la sua persona.