Per la vita e la vocazione di “don Giancarlo” (come tutti continuano a chiamarlo) fu decisivo l’incontro con don Luigi Giussani, fondatore del Movimento di Comunione e Liberazione, di cui lo colpì in modo particolare «la capacità di riproporre con decisione il Cristianesimo come esperienza, come un’evidenza sperimentabile “qui e ora”».

Ma come nacque la «strana idea» di proporre ai giovani di andare a piedi da Macerata al santuario di Loreto? «Nel 1977 alcuni giovani amici avevano partecipato al pellegrinaggio di Częstochowa, luogo-simbolo della fede del popolo polacco, e ne erano tornati galvanizzati e desiderosi di proporre qualcosa di analogo dalle nostre parti, dove il cammino a piedi verso Loreto era una tradizione ancora presente nel ricordo di molti ma quasi del tutto abbandonata».

Don Giancarlo, allora, esortò i suoi studenti a rimettersi in cammino verso la Santa Casa, come i pellegrini della tradizione: un gesto di fede e di sacrificio, di ringraziamento e di supplica alla Madonna, a conclusione dell’anno scolastico. «Era come se una nuova linfa volesse scorrere nel tronco di una pianta che si stava progressivamente inaridendo, per ridarle vigore».

Alcuni risposero entusiasti all’invito e iniziarono così i preparativi tra i ragazzi della prima comunità di CL di Macerata. Non c’erano molti strumenti “tecnici”. Solo un titolo («In cammino per diventare un popolo gaudioso di vivere»), un manifesto e un volantino per coinvolgere amici, familiari e conoscenti: «Il pellegrinaggio – così vi era scritto – è una ricerca di Dio, è un incontro con Lui in un contesto di preghiera e di fatica fisica, insieme con gli altri».

Oltre ogni ottimistica previsione, alle undici di sera del 17 giugno 1978 si ritrovarono in trecento nella cattedrale di Macerata, accolti dal vescovo di Macerata, Mons. Tarcisio Carboni. Studenti del Liceo “G. Leopardi”, di altre scuole superiori e qualche universitario.

A mezzanotte il primo embrione del popolo del Pellegrinaggio partiva sotto una pioggia battente e sotto la protezione della Madonna. Tempi e percorsi erano diversi da quelli attuali, ma in quell’esperienza sorgiva c’era già tutto lo “spirito” del Pellegrinaggio: meditazioni, canti, preghiere, silenzio, fino all’arrivo gioioso a Loreto, che già allora non era una meta da raggiungere, ma il significato di un cammino che conviene intraprendere, sempre. Ieri come oggi.

«Il Pellegrinaggio non è una nostra proprietà, è un gesto di affidamento a Maria, un dire sì a imitazione di quel suo decisivo sì pronunciato davanti all’angelo che le aveva prospettato qualcosa di umanamente inconcepibile come l’incarnazione del Mistero nel grembo di una ragazza di Palestina» (Mons. Giancarlo Vecerrica).