Nella sua intervista, pubblicata nell'ultimo numero del Bollettino "Amici del Pellegrinaggio", il Card. Kevin J. Farrell, che presiederà la Santa Messa del Pellegrinaggio di quest'anno, condivide con noi la sua esperienza e rivolge un messaggio di speranza ai giovani pellegrini.

Papa Francesco definisce la crisi che sta attraversando il mondo occidentale come «un cambiamento di epoca». Nella sua esperienza di questi primi mesi alla guida del Dicastero per i laici, famiglia e vita cosa vede come urgente per partire per una costruzione nuova?

A Firenze, incontrando i rappresentanti del 5° Convegno ecclesiale nazionale, Papa Francesco non solo ha detto che stiamo vivendo un cambiamento di epoca (“Situazioni che pongono sfide nuove persino difficili da comprendere”), una vera e propria svolta della storia umana, ma ha chiesto di affrontare i problemi “come sfide e non come ostacoli”, come mete da raggiungere e non come muri che sbarrano il cammino: così si comprende il suo continuo invito ad uscire dal recinto, a raggiungere le periferie geografiche e ancor più esistenziali, ad accogliere e raccogliere (ri-accogliere e sollevare) tutti quelli che incontriamo sulla strada, ad allargare i nostri spazi, non a chiuderli. La marcia Macerata-Loreto è un gesto corale e impegnativo che può essere una rappresentazione visiva di questa sfida sottoscritta. La condizione per farcela è la fede nel Signore, nel credere che Lui “è attivo e all’opera nel mondo”. 

Con quale spirito si appresta a vivere, per la prima volta, la novità di un gesto che coinvolge circa centomila persone, tra cui molti giovani e cosa pensa di testimoniare a questi ragazzi che scelgono un sabato sera diverso, un’esperienza di fede camminando con una speranza nel cuore? 

Vivo questa mia prima esperienza con emozione e consapevolezza. Lo sappiamo tutti che il mettersi in cammino appartiene alla natura dell'uomo. La tecnologia ci ha fatto perdere l’esperienza del percorrere a piedi anche lunghi tratti di strada, metafora del Mistero che muove l’intelligenza e la volontà dell’uomo, quello di raggiungere una meta. Il nostro cammino però non è un vagare, ma un discepolato, un cammino che segue le tracce di Cristo, perché è Lui la nostra vita e la nostra meta. Vorrei che ogni giovane trovasse il significato dell’essere in cammino nell’atto umile e dignitoso di seguire Gesù sostenuto dalla fiducia della sua compagnia. È l’altro nome della fede.
Anche la parola “pellegrino” (per-egrinus) è molto significativa, perché indica colui che attraversa i campi o le frontiere. Pellegrino chi percorre il territorio esterno alla città, lo straniero, il diverso, chi viene da lontano e va altrove. Il pellegrino può smarrirsi e ha bisogno di indicazioni e ospitalità. È la condizione di tanti; anche la nostra.

Come l’esperienza di un pellegrinaggio a piedi, vissuto tutta la notte, può aiutare concretamente il giovane, l’uomo di oggi ad affrontare le sfide drammatiche della quotidianità? 

Il lungo percorso, le ore notturne, la fatica e lo scoraggiamento; il riprendere fiducia l’uno con l’altro, il sapere che ce la faremo, che siamo attesi… è la vita, un camminare senza mai fermarsi, sempre in cammino; non importa quanto lungo, importa farlo fino in fondo, facendo qualcosa di buono e di giusto, andando avanti con amicizia e gioia per la buona notizia del Vangelo che ci raggiunge e che si allarga. Papa Francesco lo scorso anno ha raggiunto i giovani in marcia incoraggiandoli come lui sa fare: “Io sono vicino a voi questa sera, vi sono vicino nella mia preghiera, vi accompagno e vi auguro una notte di preghiera e di gioia. Anche un po’ di sofferenza si supera, con la speranza dell’incontro, domani, con Gesù Eucaristia. Io vi benedico!”. Ad ogni giovane vorrei rivolgere le stesse parole insieme alla consapevolezza consegnataci dalla Gaudium et spes, la costituzione del Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di più genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini, i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre e hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti”.