Un popolo libero cammina sotto la dismisura del cielo

Piovono cifre sull'Italia. Il deficit rimproverato dalla Ue, i consumi per il turismo, i costi per le assicurazioni, i parametri, gli scostamenti, le previsioni…Quante cifre in questi giorni e mesi riportate dai media. A voler interpretare, a voler misurare l'Italia. Cifre giuste, esatte alcune, discutibili altre. Numeri che ci mettono sull'avviso e dicono: Italiani, brava gente, guardate che la crisi sta arrivando, e morde già ai fianchi. Numeri che fan litigare, tirate da una parte e dall'altra. Numeri che vorrebbero esser chiari e gettano spesso confusione. Che pretendono di dare con esattezza il quadro reale, ma la realtà poi sfugge, è più complessa.

Noi tra tutti questi numeri ne vogliamo proporre un altro. Che forse misura meglio. E' un numero strano. Un numero che dura una notte intera. È 40. Sono 40 chilometri. E ci vuole una notte per percorrerli, da Macerata a Loreto. Sono i chilometri che verranno percorsi, la notte tra l'11 e il 12 giugno da decine di migliaia di italiani. Nelle colline e nelle campagne delle dolcissime Marche. La terra di Leopardi. Quegli italiani andranno, sotto la pioggia di cifre che osservatori e agenzie internazionali, e governi e sondaggisti gettano loro addosso, liberi quella notte di avere in mente e in cuore solo un numero: 40. Un numero che significa la speranza e la domanda. Non un numero da lotteria, ma un numero di chilometri, da percorrere assieme. Lo faranno per la ventisettesima volta, rifacendo una tradizione. Dentro una notte, attraverso tutta una notte. Una tenebra di pensieri e di preoccupazioni, certo. Di lavoro più difficile e di famiglie da mantenere. Una notte in cui far mente locale a tutte le difficoltà del mondo, a tutti i conteggi orrendi di vittime innocenti nelle stragi e nelle guerre. Una notte in cui ripassare, in cui tenere a mente il numero incalcolabile dei dolori. Fino all'alba nel Santuario. Fino ad arrivare da lei. Che sconvolse tutti i calcoli. Che fece di sé il punto non misurabile. Che accettò nella sua carne la dismisura di Dio.

Quello che cammina è un popolo che conosce le cifre della difficoltà e della crisi, della montagna del debito e della responsabilità. Ma non si ferma a contemplarle, a misurarle e a tirarle da una parte all'altra, a litigare su di esse. È un popolo realista. Si fida delle cifre che dicono gli esperti. Ma non affida alle cifre la propria speranza. Nessuna madre affida la speranza su suo figlio al numero dei torti subiti o delle volte che deve ricominciare. Nessun amore fa i calcoli esatti. Nessun imprenditore che ami rischiare si fa dettar legge dalle cifre. È un popolo italiano che getta il cuore oltre di esse. Perché getta il cuore, lo offre a Colei che è "di speranza fontana vivace".

Perché leggere le cifre, fare il calcolo della propria crisi è un esercizio duro. Ma farlo senza sapere cosa è la speranza, è un esercizio da popolo disperato.

Ciampi ha detto molte volte: abbiate fiducia. Il popolo che cammina nella notte adriatica e collinare, che va verso la patrona d'Italia, sa che la fiducia, come il coraggio, non ce lo si può dare da soli. E perciò va verso di lei, la patrona, la Madre. Il popolo assediato dalle cifre, camminerà sotto la dismisura delle stelle. Senza la pretesa di essere la marcia dei migliori, la colonna dei puri. Anzi. Si va a Loreto perché si ha bisogno, non perché si sa già come fare. Ci saranno amici di tribù diverse. Ci saranno anche coloro che non credono, o che non credono ancora. Porteranno il loro saluto uomini di cultura laici e non credenti. Perché il gesto di quel pezzo di popolo è una speranza civile per tutti. Per chi ha fede, per chi ne ha poca, per chi non sa più cosa è.

Fonte: 
Avvenire