Comunicato stampa finale del Pellegrinaggio Macerata Loreto 2016
Comunicato stampa n. : 
8

Il saluto di papa Francesco ai pellegrini:
“La vita è per camminare, per costruire un’amicizia sociale,
per proclamare il Vangelo di Gesù”.

“Non si può vivere stando fermi. Occorre camminare sempre, sempre in cammino”. Papa Francesco ha mantenuto la promessa e anche ieri sera, intorno alle venti, come l’anno scorso, ha voluto salutare il Pellegrinaggio Macerata-Loreto, rincuorando le migliaia di persone allo stadio un po’ preoccupate per la pioggia. Ed ha affidato loro una consegna: “Bisogna costruire un’amicizia sociale, una società giusta, bisogna vivere per proclamare il Vangelo di Gesù, camminando con lo sguardo rivolto alla Madonna. Come farete voi questa notte”. Infine, la richiesta pressante con cui Francesco si congeda sempre, quella di non dimenticarsi di pregare per lui, perché “neanche io mi fermi, in un cammino che il Signore mi dirà come fare”. Il 38° Pellegrinaggio è cominciato così, con l’abbraccio e la benedizione del papa, davanti ad un Helvia Recina, selva variopinta di ombrelli, presto chiusi dal tramonto incandescente dietro i Sibillini, e con i pellegrini meno giovani a ricordare ben altri acquazzoni. 

A Loreto arriveranno in decine di migliaia, forse centomila, prevedono gli organizzatori. Non una massa anonima ma centomila uomini unici e preziosi, come ha ricordato il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, “ognuno dei quali amato da Dio in maniera unica e personale”. “Perché - gli ha fatto eco il cardinal Menichelli, che ha celebrato la Messa – ogni persona è una meraviglia agli occhi di Dio e ciascuno di noi deve esserne cosciente”. Nel suo messaggio ai pellegrini, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha scritto che il Pellegrinaggio è una grande opportunità perché ogni persona impari “ad aspettare il Signore giorno e notte, e per poter riconoscere Cristo che, venendoci incontro, suscita in noi il bisogno di essere perdonati, ci strappa dalla nostra distrazione e ci attira di nuovo a sé”.  Prima della Messa, sul palco allo stadio, sono saliti una dozzina di carcerati del penitenziario “Due palazzi” di Padova, dove dal 1991 opera una cooperativa, la “Giotto”, composta da reclusi che fanno diversi lavori, fra cui anche quello di pasticceri. In due lettere, un ergastolano e un condannato a 30 anni hanno raccontato come in carcere la loro vita sia cambiata in meglio. Uno, specialista in evasioni da penitenziari di mezza Europa, addirittura ha detto che incontrando degli amici cristiani lì dentro ha perso pure la voglia di evadere. E pensare che aveva già studiato i punti vulnerabili dei “Due palazzi”. “Non mi era mai capitato – ha scritto – che qualcuno mi volesse bene così, senza nulla in cambio. Questo bell’imprevisto mi ha fermato e fatto capire meglio chi ero e come dovevo trattarmi, per che cosa valeva veramente la pena rischiare la mia vita. Un abbraccio gratuito e pieno di amore mi ha salvato”.

Nell’omelia, pochi minuti dopo, il cardinale Menichelli avrebbe detto: “fatti perdonare, allora capirai che tu vali più perché sei amato e perché ami! Esaltante a riguardo è un’espressione di papa Francesco: «L’amore, la misericordia ti fa sperimentare la libertà»”. Amore e libertà, parole preziose per tutti, figuriamoci per un carcerato con davanti 18 anni ancora da scontare. O per l’altro, “il fine pena: mai”, che prega per le persone che soffrono a causa sua, “affinché possano patire il meno possibile e anche loro possano incontrare ciò che ho incontrato io”. E tutti e due che chiedono ai pellegrini di pregare perché quello che è successo a loro “possa succedere a più persone nel mondo rinchiuse dentro le carceri”. Uomini unici e irripetibili, come dice il titolo di questo Pellegrinaggio : “Tu sei unico”, il cui copyright spetta proprio al papa. Come unico è il volto di Alejandra, 48 anni, di Madrid, in cammino con due bastoncini nordic walking, che durante la notte racconterà di lei, del suo cancro incurabile, dei pochi mesi di vita che le erano stati diagnosticati. Ma più grande della malattia è stato un incontro con un sacerdote, spagnolo anche lui, Julián Carrón, che davanti alla sua paura di morire le ha detto che lui sarebbe voluto andare con lei davanti a Dio, davanti al compimento della vita. Una novità nella sua esistenza, proprio come per i due carcerati. Sguardi, volti, incontri, amore, libertà che si giocano.  “Niente è meccanico – ha scritto ancora Carrón nel suo messaggio per il Pellegrinaggio – come ogni passo che dovrete fare, sempre la libertà deve decidere quale posizione assumere”. 

Queste testimonianze e le tante altre che accompagneranno il cammino notturno, come quelle di due ospiti della Pars di Corridonia, rendono il Pellegrinaggio un cammino di grazia di persone uniche, unite dalla “profondità sterminata del proprio bisogno”. Scherzando sulla pioggia, il papa aveva detto che essa è una grazia ed ha un doppio volto: “È brutta perché ci dà fastidio ma è bella perché è come la figura della grazia di Dio che viene su di noi”. D.B.