"Avevo pensato, venendo qui, che se ciascuno di voi avesse dato 100 euro, avremmo raccolto una cifra ragguardevole per i problemi del terremoto in Abruzzo. Ma vi chiedo un dono più semplice, che non costa nulla: Ognuno di voi dica un’Ave Maria alla Madonna di Loreto, per L’Aquila, per il nostro popolo, per il conforto di chi ha perso le persone care e perché sia dato un aiuto certo, immediato e concreto, per chi non ha più la casa e spesso neppure più il lavoro."

L’arcivescovo abruzzese Giuseppe Molinari, questa sera, ha dato ai 20 mila pellegrini in partenza dall’Helvia Recina una intenzione in più. la Madonna per me e per il mio popolo – ha chiesto – per la grazia della perseveranza nella fede e di rafforzarci nella speranza; per la grazia di sentire che il Signore è vicino e sconfigge il demone dello scoraggiamento>. L’Abruzzo “forte e gentile” è al centro delle intenzioni di questo Pellegrinaggio. Dopo monsignor Molinari, un imprenditore aquilano, Marco Gentile ha raccontato come il terremoto abbia fiaccato le case ma come, al tempo stesso, abbia ridestato in tante persone un vigore insospettato e una domanda di Dio.

In Abruzzo le macerie sono ancora lì a testimoniare la devastazione ed il futuro è incerto, . Sul palco, in precedenza, alcuni giovani abruzzesi avevano eseguiti canti della loro terra. Dallo stadio di Macerata, dopo la messa presieduta dal cardinal Sepe, sono partiti in quasi 20 mila. I pellegrini, in larghissima parte giovani, si sono messi in cammino dopo aver raccolto le consegne dell’arcivescovo di Napoli, che ha sottolineato come il Pellegrinaggio di quest’anno abbia coinciso con la festività del Corpus Domini. , ha esordito il cardinale. L’arcivescovo di Napoli ha poi ricordato che il pellegrino non è né un vagabondo né un uomo solo, perché “è spinto da Qualcuno” verso una meta ed esprime la propria appartenenza ad un popolo desideroso di Cristo.

Il porporato ha avuto parole di attenzione verso i pellegrini abruzzesi e ha ricordato le vittime del terremoto e i tanti gesti di grande solidarietà che sono nati in occasione della tragedia del sisma. Numerosi, come sempre, gli attestati di stima e affettuosa solidarietà da parte della Chiesa verso il Pellegrinaggio che, quest’anno, è stato più essenziale di sempre: pochi gli ospiti illustri, a voler sottolineare che in un Pellegrinaggio i veri protagonisti sono quelli che camminano. Ha fatto avere la sua benedizione papa Benedetto XVI, al cui magistero si deve il tema di quest’anno: Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente. E insieme a lui i cardinali Bagnasco, presidente della Cei, Scola, patriarca di Venezia, Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, Stafford, Tettamanzi, arcivescovo di Milano, Puljic, arcivescovo di Serajevo.

E poi i vescovi marchigiani, monsignor Negri, di San Marino, i presuli di Pompei, Spoleto, Castellaneta, Tivoli. Ed infine Tracisio Bertone, segretario di stato della Santa Sede. Molti i messaggi anche da parte di autorità civili e militari. Ha mandato un telegramma il presidente del consiglio Berlusconi, ha scritto anche il generale Luigi Curatoli, comandante della Regione Carabinieri Marche. Nutrito il parterre politico: il sindaco di Macerata Meschini insieme a decine di colleghi; il neo presidente della Provincia Capponi e il presidente uscente Silenzi; il presidente della Regione Spacca, insieme a consiglieri e assessori regionali; senatori ed onorevoli. Alle 22.00, con in testa la croce e i disabili in carrozzina, il Pellegrinaggio ha preso la strada per Loreto.

Domani mattina, in vista della Basilica, saranno almeno 70 mila. Le previsioni si basano sulle iscrizioni pervenute alla vigilia, che hanno superato di molte migliaia le adesioni dell’anno passato, e sulle centinaia di pullman giunti da tutta Italia e anche dalla vicina Svizzera. Una partecipazione che a tanti è costata qualche sacrificio. Come, ad esempio, ad alcuni studenti di Cl del Politecnico di Milano, che stavano disputando il torneo di calcio fra le università cittadine. La finale era in programma per le 17 di oggi. Avevano chiesto di spostarla; al diniego hanno preferito perdere la partita a tavolino e venire a Macerata.