Il cardinale Mauro Piacenza, alla Messa del Pellegrinaggio. Dall’Emilia una testimonianza di fede e solidarietà. Domani a Loreto attese 90mila persone.

I tempi sono duri per tutti: per la società civile, per l’economia, per la stessa Chiesa. E come se non bastasse, ecco anche il terremoto che, come ha detto il cardinal Piacenza nell’omelia di questa sera, sembra «ricordare drammaticamente all’uomo post-moderno il suo strutturale limite».

Ce n’è a sufficienza per sentirsi cadere le braccia e tirare i remi in barca, in un isolamento sterile e senza speranza. Eppure questo Pellegrinaggio a Loreto, dopo tre decenni di storia, dimostra che il Cristianesimo non si arresta davanti a niente, non cerca facili paradisi ma accetta ogni sfida, certo della inesorabile positività del reale. Julian Carron, presidente di Comunione e Liberazione, il movimento ecclesiale che da 34 anni anima il Pellegrinaggio, nel suo messaggio invita alla consapevolezza «di quanto sta accadendo nella Chiesa e nel mondo» e ripropone la strada da sempre indicata da Don Giussani: «la riscossa dell’uomo non può che partire dal recupero della memoria di Cristo, come contenuto normale dell’autocoscienza nuova del cristiano».

A questo Pellegrinaggio, almeno stando a quel che si vedeva al momento della partenza, dentro e fuori l’Helvia Recina, c’è più gente delle altre volte (per domani mattina, a Loreto, si prevedono almeno 90 mila persone). Scriveva Pavese che «chi siamo e che cosa vogliamo viene fuori davanti al disagio, nell’ora arrischiata». Il disagio del terremoto, della disoccupazione, dei legami famigliari che si dissolvono, della sofferenza che incombe, delle divisioni all’interno della Chiesa. Allo stadio tutto questo era documentato. C’era il racconto dell’imprenditore emiliano con i suoi 50 dipendenti senza più lo stabilimento, c’erano altre persone che hanno perso il lavoro; gente segnata dalla vita. Tanti altri drammi sono stati raccontati nelle centinaia di intenzioni arrivate alla segreteria e migliaia di altre invocazioni sono state scritte su semplici foglietti, che domani saranno deposti ai piedi della statua della Madonna, sul sagrato della Basilica di Loreto.

Cosa ha da dire il Pellegrinaggio davanti a tutto questo? Non soluzioni miracolistiche, ma un cammino, insieme ad un popolo reso tale dalla sua consapevolezza di appartenere a Cristo per sempre. Il cardinale Mauro Piacenza, prefetto della Congregazione per il clero, durante la Messa ha ricordato a tutti che «l’uomo non è più solo, che Dio gli viene incontro in Gesù, uomo vero e Dio vero». Questo piegarsi della misericordia di Dio sul disagio degli uomini lo ha testimoniato Alberto Malagoli, imprenditore di San Felice sul Panaro, a cui il terremoto il 20 maggio scorso ha portato via l’azienda di verniciatura industriale. Non è stata la fine ma un principio di novità, per lui e sua moglie, «con il Signore che ci ha preso per mano» e li ha messi accanto a gente più disgraziata di loro, per la quale sono stati il volto visibile di Dio.

Il porporato ha ripreso il titolo di questo Pellegrinaggio, “Cristo è qualcosa che sta accadendo ora”, per affermare che se così non fosse «Cristo non sarebbe interessante per tutti, perché non basta un bel ricordo per vivere». Ed è ritornato su «questi tempi non semplici, di insicurezza e di terrore» per chiedere a tutti «di poter riconoscere “ciò che sta accadendo ora”: non stanotte o domattina, ma ora». Poco prima della Messa, Claudio Bottini, bancario 54enne di Milano, aveva detto la stessa cosa: «Cristo non è una parola vuota o del passato bensì l’avvenimento della Sua contemporaneità che solo non fa smarrire la persona».

Continuo, in queste ore, il riferimento e l’attenzione al Papa. Carron ha chiesto «di vivere la fatica della notte come offerta a Cristo per il Santo Padre, nella sua irriducibilità al potere di questo mondo». Il cardinal Piacenza, da parte sua, ha indicato in Benedetto XVI «il punto focale, irrinunciabile, verso il quale costantemente guardiamo, ed al quale, convintamente rinnoviamo tutta la nostra devozione».
Alla Messa (iniziata alle 21, subito dopo l’arrivo allo stadio della fiaccola della pace partita da Roma mercoledì scorso) erano presenti il presidente della provincia di Macerata, Antonio Pettinari, il sindaco di Macerata, Romano Carancini testimone della sempre generosa accoglienza di questa città, e altri sindaci della regione. Intorno all’altare, insieme al cardinale, monsignor Vecerrica, vescovo di Fabriano e ideatore del Pellegrinaggio, e i vescovi Orlandoni (Senigallia), Conti (Fermo), Brugnaro (Camerino), Giuliodori (Macerata). Monsignor Giuliodori, prima della Messa, ha salutato il cardinale e letto l’invito del Papa «a conoscere e seguire Cristo, quale risposta ai bisogni più profondi dell’uomo».

Alle 22, decine di migliaia di persone, da tutta Italia ma anche dalla Svizzera, dalla Spagna, dalla Francia e dalla Croazia, precedute dalla croce, si sono messe in cammino.