Pellegrinaggio
Macerata-Loreto, una notte che cambia
La lettera di ringraziamento di Mons. Giancarlo Vecerrica per il 32° Pellegrinaggio Macerata-Loreto, pubblicata mercoledì 23 giugno su Avvenire
Scorgendo le lacrime di una persona della protezione civile che, impegnata nel suo lavoro, non aveva potuto trattenere la commozione di fronte alle migliaia di persone che nella notte camminavano cantando e pregando, sono stato sfidato da quello che pure ho contribuito a far nascere.
Ogni anno guardando lo stadio pieno, leggendo le migliaia di richieste di preghiera che ci arrivano, incontrando la gente sulla strada che ci aspetta ad ogni ora per vedere un popolo unito dalla stessa esigenza e diretto ad una casa comune, sono stupito da quello che penso di organizzare.
Il pellegrinaggio Macerata-Loreto è solo un’occasione perché si manifesti l’imponenza del bisogno umano, l’urgenza di sapere che c’è chi risponde al nostro grido di uomini e volge in bene il faticoso cammino della storia.
Voglio dire grazie a ciascuna di quelle persone che, in questi 32 anni, hanno reso visibile con la loro fedele presenza quello che avevo letto nei libri di filosofia e di teologia e cioè che la fede è capace di dialogare con il cuore dell’uomo fino ad attirarlo. Grazie alle migliaia di giovani che con la loro sete di infinito ci seguono ogni anno.
La Chiesa di Cristo è come un fiume carsico che a volte sembra scomparire, ma solo per riapparire più vivo, come è emerso con evidenza i giorni scorsi nei duecentomila che erano a Roma il 16 maggio attorno a Pietro, nei quattrocentomila che erano a Fatima, o nei due milioni che a Torino sono stati attirati dalla Sindone.
Resta tuttavia imperioso il problema educativo: se la Chiesa ha un alleato nel cuore dell’uomo che non smette mai di cercare e di desiderare, non può accontentarsi di momenti in cui si veda che il popolo cristiano c’è. Perché il giorno dopo, quella bellezza e quella certezza devono misurarsi con i problemi della vita (affetto, lavoro, giustizia, bene comune) e dimostrare che l’esperienza straordinaria vissuta può entrare a cambiare la vita di ogni giorno.
Per questo i Vescovi italiani hanno sintetizzato nella “sfida educativa” il compito pastorale per i prossimi anni. Per questo faccio mie le parole che Juliàn Carròn ci ha inviato in occasione del nostro pellegrinaggio: “Non permettiamo che Cristo resti in noi soltanto una parola accanto alla nostra umanità in cammino … Chiediamo alla Madonna di intercedere affinché lo Spirito Santo faccia diventare nostro – mio e tuo – questo fatto”.
Mons. Giancarlo Vecerrica, Vescovo di Fabriano-Matelica
Indicazioni generali
La partecipazione al Pellegrinaggio è libera. Tuttavia, a causa delle ingentissime spese organizzative, invitiamo ad offrire un libero contributo di 10 Euro, che può essere versato insieme alla scheda di adesione o direttamente allo stadio di Macerata, presso i banchetti della segreteria. Lasciando il proprio indirizzo al Comitato, inoltre, si può ricevere gratuitamente la rivista periodica «Amici del Pellegrinaggio». Chiunque può farsi promotore di centri di raccolta delle adesioni. I moduli possono essere richiesti presso la sede del Comitato o scaricati da questo sito. Il Pellegrinaggio deve essere vissuto per intero, a cominciare dal gesto iniziale presso lo stadio di Macerata. Per compiere il cammino più agevolmente possibile si raccomanda di calzare scarpe comode e di portare con sé un ombrello o un impermeabile, la giacca a vento e delle bevande calde. I sacerdoti sono invitati ad indossare lungo il percorso la stola violacea per le confessioni.
90.000 in cammino
I 90.000 pellegrini che sono partiti sabato 12 giugno alle 22 dallo stadio Helvia Recina di Macerata sono arrivati a Loreto la mattina di domenica alle 6, all’alba, alla Basilica di Loreto. La statua della Madonna, portata in spalla dai militari dell’Aeronautica, ha fatto il suo ingresso in piazza insieme all’ultimo pellegrino, accompagnando il popolo che ha camminato tutta la notte ed abbracciando idealmente uno ad uno. Le centinaia e centinaia di intenzioni e richieste di grazia, sotto forma di foglietti di carta, sono stati fatti bruciare sul braciere posto sul sagrato della Basilica, in una sorta di consegna alla Madonna.
Il Cardinale Carlo Caffarra ha aspettato l’arrivo di tutti, grato per uno spettacolo di bellezza e di unità non comuni. “Mantenete sempre questa faccia”, le parole dell’arcivescovo di Bologna. E con questo volto lieto ci affidiamo alla Madonna nell’attesa di vivere una nuova esperienza di cammino: la 33° edizione nel giugno 2011.
"Cristo cambia l'uomo alla radice!"
I pellegrini sono partiti per il XXXII Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto dietro la croce benedetta dal Card. Carlo Caffarra.
Una ricchezza in atto
La Conferenza Stampa di ieri mattina ha mostrato tutta la ricchezza in atto del prossimo Pellegrinaggio. Tra ospiti, testimonianze e numeri emerge il profondo significato di un gesto che da 32 anni viene riproposto come occasione per la propria vita. "La vita è una cosa seria", ha detto il Direttore Ermanno Calzolaio. "Il protagonista del Pellegrinaggio è quella persona seria che sa domandare e ringraziare".
Clicca qui per leggere il Comunicato Stampa diffuso ieri.
Le intenzioni di preghiera per il prossimo Pellegrinaggio
Come ogni anno al termine del Pellegrinaggio, sul sagrato della Basilica di Loreto, verranno raccolte le intenzioni di preghiera di ogni pellegrino, per essere bruciate come offerta alla Madonna.
Chi lo desidera o chi non potrà partecipare può inviare le sue richieste di grazia al Comitato cliccando qui. Le intenzioni pervenute, per quanto possibile, verranno ricordate lungo il cammino e bruciate insieme a quelle degli altri pellegrini.
Lo sguardo dei giornali sul Pellegrinaggio
Mentre fremono i preparativi a una settimana dal Pellegrinaggio, vogliamo segnalarvi due begli articoli, usciti sulla Stampa nazionale in questi giorni, che raccontano la semplicità e la convenienza di un gesto come il Pellegrinaggio. Un contributo prezioso per il giudizio di ogni pellegrino che verrà.
Il primo, uscito qualche giorno fa su il Foglio, è del nostro amico Camillo Langone.
Clicca qui per visualizzarlo.
Il secondo è uscito oggi su Libero, dalla penna del noto giornalista e scrittore Antonio Socci.
Clicca qui per visualizzarlo.
Ti aspettiamo il 12 giugno. Buoni preparativi.
Su èTV e Sky la diretta del Pellegrinaggio Macerata-Loreto
Sabato 12 giugno, a partire dalle 20.15 fino alle 23.00, èTV trasmetterà in diretta sul canale satellitare Sky891, in chiaro nelle Marche e via streaming (www.e-tv.it/page6.html) l’intera cerimonia di apertura del 32° Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto, dallo Stadio Helvia Recina di Macerata.
Con una postazione allestita nei pressi del palco e le telecamere all’interno dello Stadio, èTV seguirà vari momenti dell’evento: l’arrivo dei pellegrini, degli ospiti, delle autorità, i vari momenti di preghiera, la Santa Messa celebrata da Sua Eminenza il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, e l’inizio del cammino verso la Santa Casa di Loreto.
Per info consultare
www.etvmacerata.it
www.etvmarche.it
www.e-tv.it
La Fiaccola della Pace
Sabato mattina, in occasione dell'Udienza Speciale concessa a tutte le Diocesi marchigiane, Papa Benedetto XVI ha voluto benedire la Fiaccola della Pace che arriverà tra due settimane al XXXII Pellegrinaggio. Ad impugnare per primo la Fiaccola è stato il grande marciatore del Gruppo Sportivo Fiamme Gialle Giorgio Rubino, 4° nella 20 km. di marcia ai Mondiali di Berlino 2009 e medaglia d’argento ai Giochi del Mediterraneo del 2009 a Pescara.
Vi proponiamo per l'occasione l'intervento pronunciato da un nostro amico del Pellegrinaggio all'Udienza, prima dell'arrivo del Santo Padre.
Il Pellegrinaggio Macerata-Loreto è un gesto di fede popolare a cui partecipano ogni anno decine di migliaia di persone sopratutto giovani che di notte percorrono la strada per raggiungere la Santa Casa di Loreto. Il cammino è scandito da momenti di preghiera, di canti e di silenzio: è una mendicanza alla Madonna, che nasce dal riconoscimento della propria natura come dipendenza da un Altro.
Questo gesto ancora oggi accoglie così tanta gente proprio perchè l'uomo si accorge di essere limitato e bisognoso, tanto che, per avere quello che desidera, non può far altro che chiedere a Dio, Colui che tutto può. Solamente nella comunione della Chiesa io posso guardarmi ed essere guardato in modo così vero, senza scandalizzarmi. Proprio questa lealtà di sguardo che ha la Chiesa permette di trovare risposta al proprio bisogno, fino alle domande ultime della vita.
Così come è scritto nel Vangelo di Giovanni: «...Disse allora Gesù ai Dodici: "Volete andarvene anche voi?". Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio"».
Ecco il motivo per cui siamo venuti qui dal Santo Padre ad accendere la fiaccola, perchè solamente in questa sequela il Pellegrinaggio trova il suo vero significato. (Ivan)
Clicca sopra l'immagine del quadratino per ingrandirla
Ancora dal Santo Padre
Domani, sabato 29 maggio 2010, ci stringeremo di nuovo intorno a Papa Benedetto XVI, in occasione della Speciale Udienza concessa dal Santo Padre alle Diocesi marchigiane nella ricorrenza del IV centenario di Padre Matteo Ricci s.j. (Macerata 1552 - Pechino 1610).
In questa occasione il Papa accenderà anche la Fiaccola della Pace che, dopo un lungo itinerario, raggiungerà Macerata nel pomeriggio del 12 giugno per illuminare il prossimo Pellegrinaggio Macerata-Loreto.
Questa sequela continua alla Guida della Chiesa ci aiuta a scoprire ogni giorno di più il vero significato del nostro cammino e della nostra mendicanza.
Information for the coaches
In order to allow the pilgrims to find easily their coach at the end of the Pilgrimage and to facilitate the outflow from Loreto, the Association «Comitato Pellegrinaggio a Loreto» will make available two free parking areas.
The first parking area ist the Bagaloni - EurHope parking (Via Benedetto XV) and it is available from 4pm of Saturday 12th June to 10am of Sunday 13th June 2010. The coaches will be indicated with a BROWN distinguishing mark.
The second parking area is indicated as Palacongressi and it includes the Palacongressi (via San Francesco) and the surronding streets; it is available from 4pm of Saturday 12th June to 10am of Sunday 13th June 2010. The coaches will be indicated with PURPLE distinguishing marks.
All the coach drivers must follow the directions, for the parking areas and the routes to reach them, that will be given to the groups at the moment of registration.
The coaches, which haven't made a prior request, must collect the envelopes with the distinguishing marks, the posters and the directions either the tollgate, for anyone who follows the A14 highway, or at the stadium before the pilgrims get off the coach to communicate them the number of the coach and the assigned parking.
Parking is FREE, but the access is allowed only to the means of transport which have the poster of the 32nd Pilgrimage and the coloured and numbered distinguishing mark, which must be requested from the Pilgrimage secretary.
Subscriptions Centres
Find the nearest centre near
Ancona: Comunione e Liberazione, tel. 071-207.2598 (only afternoon)
Bergamo: Comunione e Liberazione, tel. 035-321.101
Bologna: Comunione e Liberazione, tel. 051/240729, Stefano Grandi 348/2660048
Cosenza – Catanzaro - Lamezia Terme: Emanuela Belvedere, cel: 339/5970663, e-mail: emanuela_belvedere@hotmail.it
Catanzaro: Ornella Giglioli, tel. 0961-724.715
Fermo: Gabriella Biondi Palazzani, tel. 0734-226.079
Firenze: Comunione e Liberazione, tel. 055-574.479
Forlì: Comunione e Liberazione, tel. 0543-28.998
Frosinone: Comunione e Liberazione, cell. 328-8149062
Gessate (MI): Gianni Santoiemma, tel. 02-9538.3596 - cell. 348-396.5516
Giulianova (TE): Giuseppe Pergallini, tel. 349-408.2240
L’Aquila: Angela Alfonsi, cel: 339/5875237 e-mail: angela.alf@alice.it
Milano: don Carlo Casati (Parrocchia di S. Maria Nascente), tel. 02-3926.4561 - cell. 339-138.6095
Ostuni (BR): Mario Moro, tel. 0831-305.370 - cell. 328-362.0682 - e-mail mariataliente@inwind.it
Palermo: Comunione e Liberazione, tel. 091-334.044
Pesaro: Comunione e Liberazione, tel. 0721-34.150; Matteo Andreani, cell. 339-466.3589
Pescara: Comunione e Liberazione, tel. 085-421.5583
Potenza/Corleto Perticara: Antonio Montano, tel. 328/6654058 – 331/3781600, email a.montano@live.it; Nicola Montano, tel 0971/963666
Rimini: Comunione e Liberazione, tel. 0541-783.039 - fax 0541-783.462
Roma: Comunione e Liberazione, tel. 06-44254256 (h. 15.00-19.00) - fax 06-44266091 - E-mail segreteria.roma@comunioneliberazione.org
S. Michele di Ganzaria (CT): Antonio Lo Tauro, tel. 0933-977.037 - cell. 338-420.6820
Vieste (FG): Pina Clementi, tel. 0884-705.718
Vitolini (FI): Maurizio Pini, tel. 0571-584.147 - E-mail i.pratale@tin.it
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Where to stay
HOTELS IN AND NEAR MACERATA
HOTEL CITTA' SITO WEB (o info)
Hotel Arena Macerata
Hotel I Colli
HOTELS IN LORETO
http://www.public-o.it/loreto/visitatore/index.php?id=54&id=search&set=16
Vi presentiamo Rose
In vista dell'imminente visita di Rose Busingye al 32° Pellegrinaggio, vi segnaliamo un articolo uscito sul nostro Bollettino "Amici del Pellegrinaggio" che spiega le ragioni per cui l'abbiamo invitata a testimoniarci la sua esperienza eccezionale.
Uganda, la vie en Rose
di Carlo Cammoranesi
Il Paese Uganda – Nonostante negli ultimi anni si sia registrato un discreto tasso di crescita del Pil, che tuttavia è legato agli ambiti tradizionali dell’agricoltura, dell’artigianato e del piccolo commercio, l’Uganda resta uno dei paesi più poveri del mondo, con un reddito medio pro capite di 380 dollari; secondo i dati disponibili il 44,4% delle persone non riesce a soddisfare adeguatamente i bisogni fondamentali, come cibo, casa, salute, istruzione. Oggi si stima che la popolazione abbia raggiunto i 30 milioni di abitanti con un tasso di crescita molto elevato del 3,5%, nonostante l’alta mortalità infantile e la forte diffusione dell’Aids. Il tasso di nuovi infetti cresce del 7% ogni anno, determinando una grave mortalità in età adulta, che provoca lo sgretolamento della struttura familiare.
AVSI, in collaborazione con il Permanent Centre for Education di Kampala, che ha già formato 13.969 persone dal 2002 ad oggi e che grazie alle Tende e alla partnership dell’Ong spagnola Cesal ha inaugurato la nuova bella sede lo scorso gennaio, vuole contribuire alla realizzazione di un centro educativo d’eccellenza attraverso la costruzione di una scuola secondaria nel quartiere povero di Kireka, alle porte della capitale, dove Rose Busingye, direttrice del Meeting Point International, lavora.
L’iniziativa nasce direttamente dalla sua preoccupazione educativa e da quella di un gruppo di genitori desiderosi con Rose che la scuola sia un punto di riferimento, un luogo dove gli insegnanti, insieme con gli allievi, possano vivere un’esperienza educativa e di crescita umana, dove la famiglia e la comunità di appartenenza del ragazzo siano co-protagonisti. E’ sempre più urgente infatti il bisogno di dare un’impostazione unitaria alla proposta educativa. Ciò risulta ancora più evidente a Kireka, quartiere che raccoglie persone provenienti da ogni parte dell’Uganda, di tribù diverse, spesso vittime di guerra o dell’emarginazione sociale generata dal diffondersi dell’Aids. “L’idea di costruire una nuova scuola – racconta Rose - nasce dal fatto che vedo che nessuno educa i ragazzi a riconoscere il loro valore e la loro dignità. Nelle scuole questo non succede, i ragazzi sono trattati male, ed escono che sono anche peggio degli altri. Io desidero che nell’incontro con l’educatore scoprano il loro valore e che l’educatore sia un compagno in questo, non un capo e gli studenti gli schiavi delle sue idee, come spesso invece avviene”.
Il progetto - La scuola, che ospiterà 600 ragazzi, verrà realizzata in diverse fasi e ospiterà 12 classi, 2 per ognuno dei sei anni di scuola secondaria. Questo significa che la media di alunni per classe sarà di 50 ragazzi, contro la media nazionale dei 90. Anche in questo caso si tratta di una scelta precisa e voluta, intesa a favorire un rapporto il più possibile personale tra insegnante, allievo e famiglia. La struttura scolastica comprenderà anche 6 laboratori, la biblioteca, la sala professori, un’aula riunioni, l’aula magna e tutti i servizi connessi. Spetterà al Permanent Centre for Education di Kampala la formazione degli insegnanti e del personale della scuola, con l’intento di trasmettere una modalità di insegnamento che non si limita a far conoscere tecniche preconfezionate, ma un’ipotesi di comprensione della realtà e di azione su di essa.
L'esperienza del Meeting Point è stata anche oggetto di un recente cortometraggio "Greater", diretto da Emmanuele Exitu e premiato all'Audience Award al New York Aids Film Festival del 2007 e a Cannes 2008 da Spike Lee. Ecco il cortometraggio, disponibile in inglese sul Web.
L'invito al Regina Caeli del 16 maggio
Il comunicato della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali
Comunicato stampa
La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali, organismo che raduna sessantasette associazioni e movimenti ecclesiali italiani, invita quanti appartengono e si riconoscono nel mondo dell’associazionismo cattolico a partecipare a Roma alla recita del Regina Caeli, domenica 16 maggio 2010, in Piazza San Pietro.
Vogliamo in questo modo stringerci visibilmente intorno a Benedetto XVI come figli col padre, desiderosi di sostenerlo nel suo impegnativo ministero, esprimendogli affetto e gratitudine per la sua passione per Cristo e per l’umanità intera.
Il 16 maggio a Roma intendiamo consegnare nelle mani di Maria la nostra fedeltà al Santo Padre per il bene della Chiesa, nella quale facciamo esperienza della misericordia, unica risposta adeguata al bisogno di giustizia, che emerge dal cuore di ciascuno in questi momenti.
Ci guida l’umile certezza testimoniata dalle parole del Papa: «È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire».
Con questa consapevolezza invitiamo tutti alla preghiera in Piazza San Pietro, grati al Signore che ci ha donato Benedetto XVI come guida nel nostro cammino di fede.
Roma, 14 aprile 2010
La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali
V anniversario dell'elezione di Benedetto XVI al pontificato
Una Giornata di preghiera in tutte le comunità ecclesiali italiane
Lunedì 19 aprile (leggi l'invito), nel quinto anniversario dell'elezione di Benedetto XVI al Soglio Pontificio, la Cei invita «a stringersi nella preghiera intorno a lui, centro di unità e segno visibile di comunione».
Per questo, la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali ha proposto di partecipare alla recita del Regina Coeli, Domenica 16 maggio, in Piazza San Pietro, «consegnando nelle mani di Maria la nostra fedeltà al Santo Padre per il bene della Chiesa». Perché, come ha ricordato ieri Benedetto XVI in un'omelia ai membri della Commissione biblica, davanti agli «attacchi del mondo» siamo chiamati a «lasciarci trasformare» nel dolore della purificazione. Ecco il racconto del Giornale.
Benedetto XVI: «Adesso è l’ora di fare penitenza»
di Andrea Tornielli
Sono poche parole, pronunciate a braccio, ma arrivano come una boccata d’aria nel clima avvelenato di queste settimane. Il Papa, nell’omelia della messa celebrata ieri nella Cappella Paolina per la Commissione biblica, ha fatto riferimento agli scandali degli abusi sui minori, pur senza citarli esplicitamente. E ha detto che i cristiani devono fare penitenza.
«Noi cristiani, anche negli ultimi tempi, abbiamo spesso evitato la parola penitenza, che ci appariva troppo dura. Adesso sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter far penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere cioè ciò che è sbagliato nella nostra vita». «Aprirsi al perdono - ha continuato Ratzinger - prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare. Il dolore della penitenza, cioè della purificazione e della trasformazione, questo dolore è grazia, perché è rinnovamento, è opera della misericordia divina». Benedetto XVI ha parlato di «attacchi del mondo», un riferimento evidente al profluvio di articoli e di commenti anche molto polemici dedicati agli abusi sui minori perpetrati da sacerdoti e religiosi, e all’accanimento di chi cerca di dipingere la Chiesa cattolica come un covo di pedofili. Ma ha affermato che essi «ci parlano dei nostri peccati» invitando tutti i cristiani alla penitenza. Il suo richiamo è giunto al termine di una riflessione sul primato dell’obbedienza a Dio, a partire dalla frase pronunciata da Pietro di fronte al Sinedrio: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini». Questa obbedienza dà dunque a Pietro la libertà di opporsi alla suprema istituzione religiosa. «Al contrario, nei tempi moderni – ha osservato Benedetto XVI – si è teorizzata la liberazione dell’uomo, anche dall’obbedienza a Dio: l’uomo sarebbe libero, autonomo, e nient’altro». «Ma questa autonomia - ha aggiunto - è una menzogna, una menzogna ontologica, perché l’uomo non esiste da se stesso e per se stesso; è una menzogna politica e pratica, perché la collaborazione e la condivisione delle libertà è necessaria e se Dio non esiste, se Dio non è un’istanza accessibile all’uomo, rimane come suprema istanza solo il consenso della maggioranza. Poi il consenso della maggioranza diventa l’ultima parola alla quale dobbiamo obbedire e questo consenso – lo sappiamo dalla storia del secolo scorso – può essere anche un consenso nel male. Cosi vediamo che la cosiddetta autonomia non libera l’uomo».
«Le dittature sono state sempre contro questa obbedienza a Dio», ha spiegato il Papa, ricordando quella nazista e quella marxista. Oggi non viviamo sotto la dittatura, ma possono esistere forme più sottili: «Un conformismo, per cui diventa obbligatorio pensare come pensano tutti, agire come agiscono tutti, e la sottile aggressione contro la Chiesa, o anche meno sottile, dimostrano come questo conformismo può realmente essere una vera dittatura». Per i cristiani, ha aggiunto, obbedire più a Dio che agli uomini, suppone però conoscere veramente Dio e volergli veramente obbedire fino al martirio. «Noi oggi abbiamo spesso un po’ paura di parlare della vita eterna. Parliamo delle cose che sono utili per il mondo, mostriamo che il cristianesimo aiuta anche a migliorare il mondo, ma che la sua meta sia la vita eterna e che dalla meta vengano poi i criteri della vita, non osiamo dirlo». Allora, ha concluso il Papa, dobbiamo avere il coraggio, la gioia, la grande speranza che «la vita eterna c’è, e che da questa vera vita viene la luce che illumina anche questo mondo».
(da il Giornale, 16 aprile 2010)
Il Cardinal Caffarra celebrerà la Santa Messa
Vi proponiamo, in anteprima, l'intervista a S.Em. Card. Carlo Caffarra che uscirà sul prossimo Bollettino.
L'amore non si ripete mai. Parla il Cardinale Carlo Caffarra
Che risposta può dare al mondo di oggi un pellegrinaggio a piedi di 30 km, compiuto di notte da oltre 80mila fedeli, tra cui molti giovani, in un gesto misto di fatica e di sacrificio?
Due sono le grandi metafore del vivere umano. Il pellegrinaggio e la girovaganza. L’uomo è un pellegrino o un girovago? Il primo ha una meta sperata e desiderata; il secondo non ha nessuna meta, e vaga senza senso. L’evento del pellegrinaggio Macerata-Loreto è la testimonianza che la vita è un cammino verso una meta: la casa dove il Verbo facendosi carne ci ha mostrato il volto di Dio. E questa è la nostra beatitudine.
Quale messaggio sente di poter lanciare a questo grande popolo della Macerata-Loreto che cresce di anno in anno e che riconosce nel cammino verso Maria una possibilità di speranza e di certezza nel futuro?
Il messaggio è quello che lancia continuamente Maria: guardate a Gesù e «fate tutto quello che Lui vi dirà». Lui è la via perché è la verità, che ci conduce alla vita vera.
Nel suo discorso di ringraziamento di fine anno a San Petronio a Bologna, ha parlato di sfida educativa. “Per poter cominciare ogni generazione deve avere un terreno su cui poggiare per iniziare il suo cammino”. In che modo un pellegrinaggio può costituire un’occasione forte e viva per affrontare in modo più incisivo questa sfida educativa?
Lo è in due modalità principali. La presenza massiccia di giovani è l’invocazione che essi lanciano a noi adulti di essere guidati sulla via che porta alle fonti della vita. Ed anche ma non dammeno, il pellegrinaggio ci dice che per arrivare alla meta bisogna seguire una via precisa, già tracciata. L’educazione è la grande narrazione della vita che è fatta di generazione in generazione.
In avvio di Quaresima ha avuto modo di dire che “non basta convertirsi alla verità di se stessi: bisogna riordinare, orientare di nuovo l’asse fondamentale della propria vita” e raddrizzarne “la direzione”, poiché “vivere soltanto per Iddio e riconoscere il suo primato è l’atto fondamentale della conversione di cui il Signore vuole farci dono in Quaresima”. Senza questo orientamento fondamentale”, manca “la condizione fondamentale per vivere una vita buona”. Un giovane di oggi, come può comprendere l’importanza del primato di Dio nella sua vita e come un pellegrinaggio può aiutarlo a scoprirlo?
Questa è La questione di oggi. La più grave insidia che grava sul futuro dei giovani è il tentativo che in Occidente si sta facendo di costruire un ethos, una dimora per l’uomo cioè, come se Dio non ci fosse. Come può un giovane di oggi comprendere che questa è un’impresa folle? In primo luogo prendendo coscienza della sua umanità; il cuore, pur fra tanti rumori, continua a mormorare: “ci hai fatti per te, Signore, ed io sono inquieto fin che non riposo in te”. Il pellegrinaggio è sempre stato la grande occasione per ritornare alle sorgenti della vita: il cuore che desidera la vera beatitudine.
Lei è chiamato a partecipare alla 32° edizione. Un pellegrinaggio che è ormai è una tradizione, che viene riproposto alla fine dell’anno scorso scolastico, nel secondo sabato di giugno. Un gesto ripetuto ogni anno, con lo stesso percorso, come può risultare sempre nuovo e determinante per la propria persona?
Anche l’amore dice sempre le stesse cose, ma non si ripete mai. Maria guarda all’amore che nutriamo per lei, e sono sicuro che nel gesto scopre il profondo affetto che nutriamo per la sua persona.
Feriti torniamo a Cristo
Pubblichiamo l'articolo di Julián Carrón comparso su Repubblica la domenica di Pasqua
Caro direttore, mai come davanti alla dolorosissima vicenda della pedofilia tutti abbiamo sentito tanto sgomento. Sgomento dovuto alla nostra incapacità di rispondere all'esigenza di giustizia che veniva fuori dal profondo del cuore.
La richiesta di responsabilità, il riconoscimento del male fatto, il rimprovero degli errori commessi nella conduzione della vicenda, tutto ci sembra totalmente insufficiente di fronte a questo mare di male. Niente sembra bastare. Si capiscono, così, le reazioni irritate che abbiamo potuto vedere in questi giorni.
Tutto questo è servito per mettere davanti ai nostri occhi la natura della nostra esigenza di giustizia. E’ senza confini. Senza fondo. Tanto quanto la profondità della ferita.
Incapace di essere esaurita, tanto è infinita. Per questo è comprensibile l’insofferenza, persino la delusione delle vittime, anche dopo il riconoscimento degli errori: nulla basta per soddisfare la loro sete di giustizia. E’ come se toccassimo un dramma senza fondo.
Da questo punto di vista, gli autori degli abusi si trovano paradossalmente davanti a una sfida simile a quella delle vittime: niente è sufficiente per riparare il male fatto. Questo non vuol dire scaricarli delle responsabilità, tanto meno della condanna che la giustizia potrà imporre loro.
Se questa è la situazione, la questione più bruciante – che nessuno può evitare – è così semplice quanto inesorabile: “Quid animo satis?”. Che cosa può saziare la nostra sete di giustizia? Qui arriviamo a toccare con mano tutta la nostra incapacità, genialmente espressa nel Brand di Ibsen: “Rispondimi, o Dio, nell’ora in cui la morte m’inghiotte: non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo per conseguire una sola parte di salvezza?”. O, detto con altre parole: può tutta la volontà dell’uomo riuscire a realizzare la giustizia a cui tanto aneliamo?
Per questo anche quelli più esigenti, più accaniti nel pretendere giustizia, non saranno leali fino al fondo di se stessi con la loro esigenza di giustizia, se non affrontano questa loro incapacità, che è quella di tutti. Se questo non accadesse, soccomberemmo a una ingiustizia ancora più grave, a un vero “assassinio” dell’umano, perché per poter continuare a gridare giustizia secondo la nostra misura dovremmo far tacere la voce del nostro cuore. Dimenticando le vittime e abbandonandole nel loro dramma.
Nella sua audacia disarmante è stato il Papa, paradossalmente, a non soccombere a questa riduzione della giustizia a una misura qualunque. Da una parte, ha riconosciuto senza tentennamenti la gravità del male commesso da preti e religiosi, li ha esortati ad assumersi le loro responsabilità, ha condannato il modo sbagliato con cui è stata gestita la vicenda per paura dello scandalo da parte di alcuni vescovi, esprimendo tutto lo sgomento che provava per i fatti accaduti e prendendo dei provvedimenti per evitare che si ripetano.
Ma, dall’altra parte, Benedetto XVI è ben consapevole che questo non è sufficiente per rispondere alle esigenze di giustizia per il danno inferto: “So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. E’ stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata”. Così come il fatto di scontare le condanne, o il pentimento e la penitenza dei fautori degli abusi, non sarà mai sufficiente a riparare il danno arrecato alle vittime e a loro stessi.
E’ proprio il suo riconoscimento della vera natura del nostro bisogno, del nostro dramma, l’unico modo per salvare – per prendere sul serio e per considerare – tutta quanta l’esigenza di giustizia. “L’esigenza di giustizia è una domanda che si identifica con l’uomo, con la persona. Senza la prospettiva di un oltre, di una risposta che sta al di là delle modalità esistenziali sperimentabili, la giustizia è impossibile… Se venisse eliminata l’ipotesi di un “oltre”, quella esigenza sarebbe innaturalmente soffocata” (don Giussani). E come il Papa l’ha salvata? Appellandosi all’unico che può salvarla. Qualcuno che rende presente l’aldilà nell’aldiqua: Cristo, il Mistero fatto carne. “Egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Come voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la profondità della vostra pena e il persistere del suo effetto nelle vostre vite e nei vostri rapporti con altri, compresi i vostri rapporti con la Chiesa”.
Fare appello a Cristo, dunque, non è cercare un sotterfugio per scappare davanti all’esigenza della giustizia, ma è l’unico modo di realizzarla. Il Papa si appella a Cristo, evitando uno scoglio veramente insidioso: quello di staccare Cristo dalla Chiesa perché troppo piena di sporcizia per poterlo portare. La tentazione protestante sempre è in agguato. Sarebbe stato molto facile, ma a un prezzo troppo alto: perdere Cristo. Perché, ricorda il Papa, “è nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo”. E per questo, consapevole della difficoltà di vittime e colpevoli “a perdonare o essere riconciliati con la Chiesa”, osa pregare perché, avvicinandosi a Cristo e partecipando della vita della Chiesa, possano “arrivare a riscoprire l’infinito amore di Cristo per ciascuno di voi”, l’unico in grado di sanare le loro ferite e ricostruire la loro vita.
Questa è la sfida davanti alla quale siamo tutti, incapaci di trovare una risposta per i nostri peccati e per quelli degli altri: accettare di partecipare alla Pasqua che celebriamo in questi giorni, l’unico cammino per vedere rifiorire la speranza.
(Julián Carrón su La Repubblica, 4 aprile 2010)




























