Lettera di Giovanni, detenuto della Cooperativa Sociale Giotto

Giovanni Bledar Dinja, uno dei detenuti della Cooperativa Sociale Giotto di Padova, che l'anno scorso ha camminato con noi e che quest'anno non potrà partecipare al Pellegrinaggio, ci racconta in una sua lettera l'esperienza fatta  e ci accompagna pregando con noi la Vergine di Loreto.

Treviso, 15 maggio 2017

Cari amici, 

Ho ancora dentro di me, chiusa nel profondo del cuore, la forte esperienza che ho vissuto viaggiando in pellegrinaggio con voi, anche quando siamo stati alla presenza di Papa Francesco, in occasione del Giubileo dei detenuti nell’anno della Misericordia.

Purtroppo, quest’anno non potrò partecipare perché situazioni contingenti, dovute al trasferimento ad altro istituto penitenziario, non consentono il permanere delle precedenti condizioni. Ma sarò con voi di sicuro al prossimo Pellegrinaggio.

Ben ricordo il percorso spirituale fatto e quello che ancora sto maturando: la presenza della Vergine Maria come mia personale esperienza quotidiana.

Cerco di farmi accompagnare della Sua protezione di essere aiutato a dare testimonianza a Suo Figlio con la stessa disponibilità dimostrata da Lei. 

Non c’è religione che non apprezzi e canti le lodi di Maria.

Ella, donna del pane, chissà quante volte ha sperimentato nella casa di Nazareth, la povertà della mensa, che avrebbe voluta meno indegna per il Figlio di Dio. Alla Madre Celeste chiedo di svelarci il senso dell’allucinante aritmetica della miseria, con la quale un giorno ci presenteremo davanti a Dio Padre che ci mostrerà il conto dei nostri sprechi e della nostra disattenzione al creato. 

“Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e impasta con tre misure di farina…” (Mt. 13,33). Pane di sudore quello di Maria e non di rendita. Così come quello di Giuseppe che chissà quante volte avrà barattato una panca appena lavorata con una bisaccia di grano da consegnare a Maria perché ne facesse pane. Pane poi spezzato dal Figlio per donarlo come Suo Corpo, nel sacramento più grande della storia: l’Eucaristia, che è cibo e comandamento di amore. 

Il “sì” di Maria ad accettare di essere la madre di Gesù sconvolge le coscienze e la mia in particolare. Dopo quel “sì”, è sempre rimasta in silenzio “racchiudendo ogni cosa nel suo cuore”.
Maria, donna del silenzio. Chiunque di noi, fosse coinvolto in una condizione del genere, creerebbe una tale confusione intorno a sé, da non fare riposare più nessuno. Invece Lei, conscia del ruolo al quale Dio la destinava,scelse il silenzio più profondo ed assoluto. 

Con questi sentimenti, chiedo a voi, cari amici, di aspettarmi al prossimo pellegrinaggio e prego sin d’ora, insieme a voi la Vergine Maria, madre dell’attesa, affinché Dio ci doni l’olio di cui hanno bisogno le nostre lampade di fede. Che giunga il rosso di sera dopo il temporale e che consegni a noi tutti la creatività più fresca nella fede della resurrezione. Nel senso pieno della festa che, come in un concerto di campane, diviene liberazione di ogni speranza prigioniera. 

Sono certo che con questi sentimenti il Signore raddoppierà le nostre provviste di amore ed alimenterà le lampade delle nostre speranze. 

Con gioia abbraccio tutti voi con immutato affetto.

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