Sta per uscire l'ultimo numero del Bollettino “Amici del Pellegrinaggio” dedicato al tema  “Mi ami tu?” e alle principali novità del 39° Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto, ormai alle porte!

Tra qualche giorno sarà possibile leggerlo direttamente sul nostro sito in formato digitale. Intanto proponiamo come anticipazione l’intervista a don Luigi Traini, una delle guide del Pellegrinaggio, che ci racconta come nasce l'esigenza di dare un titolo al Pellegrinaggio e qual è il senso della scelta fatta per questa edizione.

Buona lettura!

Il titolo del Pellegrinaggio di quest’anno, “Mi ami tu?”, è tratto da un passo del Vangelo di Giovanni; quali sono le ragioni di questa scelta? Perché questa domanda che Cristo rivolge a Pietro, dopo il rinnegamento, può essere guida a questo cammino di fede?

Ci domandiamo sempre perché il Pellegrinaggio suscita tanta attrattiva nelle persone da spingerle a partecipare, anche da molto lontano: da che cosa sono attratte? Che cosa permette loro di affrontare i dolori e l’oscurità della notte e la fatica del cammino? Che cosa mobilita l’“io”? 
Il titolo che ogni anno scegliamo sorge proprio da questa domanda e costituisce un’occasione privilegiata per rispondere, o meglio, per capire il perché, il senso del nostro metterci in cammino. È un’occasione che ci spinge a passare da un livello puramente emotivo (la bella esperienza di una notte che magari ricordiamo con nostalgia come un fatto del passato) ad una consapevolezza, fondata su un giudizio che coinvolge tutta l’umanità della persona e che, come tale, incide nella vita anche nei giorni successivi. 
Ecco allora il titolo di quest’anno, “Mi ami tu?”. Questa domanda suggerisce che il Mistero entra nella vita per diventare interlocutore della libertà dell’uomo, il quale può rispondere con un “sì”. La Madonna ha detto “sì” all’annuncio dell’Angelo: «Ecco sono la serva del Signore, mi accada secondo la Tua parola» e anche Pietro risponde “sì” alla sorprendente domanda di Gesù dopo che lo aveva tradito. Rispondendo “sì” Pietro capisce che il legame con Gesù è più forte del suo tradimento e questo lo rimette in gioco senza che lui resti incastrato nel suo tradimento. 
Rivolgere la domanda di Cristo “Mi ami tu?” a ciascuno che partecipa ci rimette in movimento oltre tutte le nostre fragilità e tradimenti. Ci mettiamo in cammino per esprimere il nostro "sì". 

Come questa domanda, oggi, può aiutarci ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo?

L’uomo di oggi sente Dio lontano da quanto accade nel mondo, lo percepisce come un giudice morale, che gli indica ciò che è giusto o ciò che è sbagliato, che gli dice come comportarsi. In questa situazione, sembra quasi impossibile rispondere “sì” alla domanda di Cristo. Infatti, questo “sì” è una risposta d’amore e non è dettata dal timore, può solo essere frutto della libertà.
Allora, come è possibile che noi, così timorosi e deboli, possiamo dire “sì”? Come questa risposta accade in noi?
Lo vediamo bene in Pietro, che, pieno di rimorsi e di dolore per gli errori che ha commesso, fragile e imprigionato nei suoi peccati, nel giudizio negativo su di sé, dice “sì”! Cristo gli va incontro, lo interroga tre volte ponendogli la stessa domanda “Mi ami tu?”, quasi a volerlo “staccare” dai suoi rimorsi per riportarlo a Sé. Così Cristo genera dalla sua debolezza e fragilità quel “sì” libero e innamorato
Ciò è paradigmatico rispetto alla situazione contemporanea: l’uomo di oggi è così attaccato alla sua opinione, al giudizio impietoso su di sé, tanto da sorprendersi, come Pietro, nel poter dire “sì” ad una presenza che, con quella domanda, risveglia il suo “io” facendogli riscoprire il suo attaccamento al Mistero.
È da qui che nasce la moralità, che si fonda non su una capacità di coerenza, ma su quella “simpatia” che spinge l’uomo a tornare sempre a Gesù, dopo ogni possibile sbaglio.
Questo vale anche per il cristiano, che, cosciente della propria debolezza, si domanda titubante come può, lui così limitato e “piccolo”, comunicare ed essere testimone di Dio. Ebbene, la risposta ce la dà don Giussani ne Il senso religioso: «Amare la verità più di se stessi», più dei nostri pregiudizi, delle nostre opinioni, sull’esempio di Cristo, che ama l’uomo e vuole il rapporto con lui, nonostante, anzi, proprio dentro l’incoerenza e le fragilità che costituiscono la nostra natura.

Anche quest’anno ricorre quel “Tu”, che risuonava nel titolo della scorsa edizione (“Tu sei unico”, ispirato dalle parole che papa Francesco rivolse ad un pellegrino in piazza San Pietro). Perché? 

Perché l’“io” di ognuno di noi può risorgere dall’abitudine, dal tradimento, dal sentimento di inadeguatezza e impossibilità, solo grazie ad un Tu che ci interpella. Pensiamo a Zaccheo o alla Samaritana: essi si muovono quando Cristo li cerca, li chiama, offre loro un abbraccio rispetto a quello che tutti gli altri giudicavano immorale. “Tu sei unico” o “Mi ami tu?” è il modo con cui Cristo ci guarda e ci rimette in moto. 
Essere centomila, come al Pellegrinaggio, è una bella contingenza che ha valore non per se stessa, ma solo in quanto favorisce il poter dire “io” a Cristo che ci interpella. Perciò il cammino non finisce a Loreto, ma continua tutti i giorni nella vita.