Il Cardinale Edoardo Menichelli al 38° Pellegrinaggio Macerata-Loreto

Omelia di S.Em. Rev.ma Cardinale Edoardo Menichelli
Arcivescovo di Ancona-Osimo

Provo, carissimi, non senza qualche spirituale imbarazzo, a leggere l’affascinante tema di questo 38° Pellegrinaggio Macerata-Loreto, “Tu sei unico”, facendomi educare dal brano del Vangelo appena proclamato.

Nel racconto evangelico si incontrano due persone con una complicata situazione di identità, ambedue incapaci di capire e vivere: Simone è irrigidito in una morale legalista, con la mania dell’autoperfezione e del pregiudizio verso gli altri; la donna, consumata da una solitudine dove non abita più lo stupore del cuore. Poi, un anonimo gruppo di commensali, che hanno eliminato la speranza dalla vita e non conoscono la strada della misericordia.

Poi c’è Gesù, che ha da dire e da dare a tutti la verità che libera e la dolcezza che risana… E, così facendo, ridona dignità, fa riscoprire l’irripetibile grandezza e bellezza che ognuno è; ridà – diciamo così – incanto e stupore al senso della vita e alla sua vocazione.

Siamo sotto uno sguardo non di giudizio, ma di fiducia. Siamo sotto uno sguardo di misericordia, che non è sentimentale indulgenza, ma gaudio di novità.
Nel brano evangelico che oggi ci è dato come nutrimento di vita e di fede ci sono due espressioni che si traducono, si pongono come veritative per “capire” se stessi, per misurarsi con la speranza e per oltrepassare la solitudine e l’ammatassata quotidianità.

La prima. Simone (oppure Edoardo, Giancarlo, Carla…), ho da dirti una cosa: per sapere qualcosa di noi, abbiamo bisogno che Lui, incarnato amore di Dio per noi, ci parli e ci dica la parola non mortificante su di noi. La questione vera è l’amore; noi pensiamo, invece, che la questione sia il giudizio, l’incapacità di uscire dal pantano e dall’ingorgo umano e spirituale, nostro e degli altri, nel quale questa nostra cultura ci sta collocando. 

Ho da dirti una cosa: fatti perdonare, allora capirai che tu vali più perché sei amato e perché ami! Esaltante a riguardo è un’espressione di Papa Francesco: «L’amore, la misericordia ti fa sperimentare la libertà».

La seconda espressione del Vangelo è: Ma chi è Costui che perdona? Ma chi è Costui che rimanda a casa lieta e pacificata nella società questa donna? Ma chi è Costui che fa risplendere in questa donna la meraviglia che essa è?

Noi, carissimi, conosciamo la risposta: è l’Agnello di Dio, dietro il quale anche noi ogni giorno, come Andrea e Giovanni, andiamo e al quale chiediamo: “Dove abiti? Oh Signore! Voglio sapere da te chi sono!”.

Se abbiamo il coraggio di andare e vedere, come i due del Vangelo, sapremo perché Lui è unico e perché ognuno di noi è unico: perché siamo insieme dentro un interesse d’amore.

Dopo questa celebrazione eucaristica parte il pellegrinaggio, icona simbolica della vita, dell’andare verso… Passando per le oscurità, le incognite e le debolezze dell’umano. Il pellegrino cammina con speranza se libero da pesi e se nel suo zainetto (una volta si diceva il tascapane!) porta pane e acqua: il pane è Cristo Eucaristia, l’acqua è Cristo che, come a Sichem, disseta l’arsura del cuore della Samaritana, ridandole dignità e salvezza.

Così sia, per me e per tutti voi, nella consolante presenza e difesa della Madre, che con tenerezza non smette di dirci: “Quanto vi dirà, fate!”.